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“La Morte Te lu Paulinu” e il Carnevale Salentino

Nel Salento il Carnevale ha un protagonista indiscusso, ed è “Lu Paulinu Cazzasassi”; la maggior parte dei festeggiamenti, nei paesi salentini, termina con il ricordo della sua morte,

la famosa “Morte te lu Paulinu Cazzasassi”, prima di prepararsi con compostezza al periodo che precede la Pasqua e che inizia con il Mercoledì delle Ceneri.

Il Carnevale fa saltare gli schemi di compostezza e morigeratezza, per dare sfogo all’allegria, alla trasgressione, all’inconsueto,

tanto a nascondere il tutto ci pensano le maschere e l’allegoria. Si gode di un periodo di semi libertà, prima di assumere un atteggiamento di osservanza di regole, silenzio e digiuno.

La Morte te lu Paulino si celebra l’ultimo giorno di Carnevale, il suo fantoccio bruciato al termine dei festeggiamenti abbandona dietro di sé la scia che introdurrà la giornata delle Ceneri.

A Martignano il Carnevale è ormai un immancabile appuntamento e lu Paulinu rivive in esso: il suo fantoccio di cartapesta che raccoglie le lacrime della moglie Nina Sconza,

ma le risa dei presenti per la teatralità del momento, la bara e il suo vestito nero, i fiori,  il corteo funebre, i manifesti, il carro, la banda, le offerte di cibo

e bevande dai compaesani, il “consulo” un banchetto pubblico offerto per consolare la vedova, ultima abbuffatta del Carnevale e,

infine, il rogo del fantoccio e l’uscita della Quaremma, un altro fantoccio di una vecchia vestita di nero, che chiude i festeggiamenti,

richiamando tutti al periodo di intensa spiritualità e compostezza tipiche della Quaresima, che sbiadisce lentamente i colori e l’euforia della

festa più allegra dell’anno.

 

 

 

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